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XXIV Raduno Nazionale ANC a Verona

http://www.anc-verona.it/

Una grande occasione per la città Scaligera e per l’ANC di Verona che accoglierà i colleghi provenienti da ogni parte della terra con grande entusiasmo ed affetto.

Il sogno si avvera. Presentato ufficialmente oggi a Verona nella Sala degli Arazzi di Palazzo Barbieri dal Presidente Nazionale ANC Libero Lo Sardo, la bozza del programma del XXIV Raduno Nazionale ANC che si terra a Verona dal 20 al 22 aprile 2018. Un evento straordinario. Tre giornate di mostre con mezzi storici, una serata in Arena con il concerto della prestigiosa Banda dell’Arma dei Carabinieri (e non solo) e gran finale di domenica 22 aprile con la sfilata in Corso Porta Nuova e piazza Bra dei Carabinieri in congedo di tutte le regioni d’Italia ed anche quelli delle Sezioni ANC estere.
ANC Verona e il Comitato Organizzatore sta lavorando alacremente affinchè l’evento sia non solo una festa per tutti i Carabinieri in congedo ma anche un contatto sentito con la popolazione.
Seguirà su questa pagina e sul profilo Facebook ANC Verona il programma dettagliato della manifestazione.

 

A.S.

Nuovo Articolo 570 bis del Codice Penale. VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE

Separazione e divorzio: dal 6 aprile in vigore il nuovo art. 570-bis c.p.
Il decreto n. 21/2018 ha introdotto nel codice penale il nuovo art. 570-bis sulla violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o scioglimento del matrimonio

parola famiglia in una pagina sgualcita concetto divorzio
di Lucia Izzo -

La violazione degli obblighi di assistenza familiare, anche qualora siano intervenuti il divorzio oppure la separazione, trova ufficialmente collocazione nel codice civile. È un effetto del decreto sulla riserva di codice in materia penale pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 23 marzo e destinato a entrare in vigore a partire dal prossimo 6 aprile.

Leggi: Riforma penale: dal 6 aprile in vigore nuovi reati

Il decreto n. 21/2018 (sotto allegato), in primis, attua il principio della riserva di codice in materia penale, previsto da una delega della L. n. 103/2017, e inoltre va a inserire nel codice penale nuove fattispecie di reato, abrogando consequenzialmente previsioni analoghe presenti in altre leggi speciali.

Una di queste sarà proprio il nuovo articolo 570-bis che si occuperà della "Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio".
La violazione degli obblighi di assistenza familiare
La norma seguirà l'attuale art. 570 c.p., disposizione articolata e connotata da una spiccata ambiguità sotto il profilo della costituzionalità che ha portato più volte la giurisprudenza a interrogarsi sul suo contenuto.

Leggi: Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare alla luce delle più recenti pronunce della giurisprudenza

Si ritiene che con tale disposizione il legislatore abbia inteso tutelare i rapporti interpersonali intercorrenti all'interno di una famiglia, in particolari quelli che impongono ai genitori-coniugi (ex artt. 143, 146 e 147 c.c.) doveri di assistenza e solidarietà, nonché obblighi c.d. di mantenimento e, nelle famiglie allargate, quelli legati all'obbligazione alimentare (art. 433 c.c.)

In particolare, l'art. 570 c.p. individua tre diverse ipotesi di reato (leggi: Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare) che possono scaturire dall'inosservanza, coscienza e volontaria, dei diversi obblighi che scaturiscono dal matrimonio o dai rapporti di parentela.

In primis, si punisce con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1032 euro "chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all'ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge".

Pene che rischia, congiuntamente, anche chi "malversa o dilapida i beni del figlio minore o del coniuge" e chi "fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa".

La violazione degli obblighi di assistenza familiare, tuttavia, è disciplinata anche dall'art. 12-sexies Legge n. 898/1970 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), norma introdotta per fornire tutela ulteriore rispetto a quella prevista all'art. 570 c.p., punendo l'omesso versamento, da parte dell'obbligato, dell'assegno dovuto al coniuge divorziato in forza di un provvedimento giudiziario.

A questa si aggiunge il richiamo operato dall'art. 3 della legge n. 54/2006 (Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento) secondo cui, in caso di violazione degli obblighi di natura economica si applicherà il citato art. 12-sexies (sulle differenze tra art. 570 c.p. e art. 12-sexies legge divorzio leggi anche: Cassazione: reato non mantenere i figli indipendentemente dall'età).
Il nuovo art. 570-bis del codice penale
Il decreto n. 21/2018 interviene proprio su questo delineato assetto che ha affidato a leggi speciali alcune specificazioni in materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare, operando dei richiami che sovente hanno portato a difficoltà interpretative e applicative provocate dalla necessità di coniugare la fattispecie di cui all'art. 570 c.p. con quelle che a tale norma facevano esplicito riferimento (in particolare relativamente alle varie tipologie di esborsi dovuti dal coniuge all'ex o ai figli).

Pertanto, il legislatore ha ufficialmente aggiunto al codice penale, dopo l'art. 570, il nuovo art. 570-bis che si occupa della "Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio".

La norma stabilisce espressamente che le pene previste dall'articolo 570 si applicheranno anche al coniuge che si sottrae all'obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero che violi gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli.

Quale conseguenza di ordine sistematico, stante il confluire di tali statuizioni nel codice civile, il decreto n. 21/2018 stabilisce l'abrogazione sia dell'art. 12-sexies della legge 1° dicembre 1970, n. 898 che dell'art. 3 della legge 8 febbraio 2006, n. 54.

News da Studio Cataldi www.studiocataldi.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nuovo art. 617 - septies - Codice Penale

ATTENZIONE, NUOVO ARTICOLO DEL CODICE PENALE

 

Diffusione di riprese e registrazioni fraudolente.

Chiunque al fine di recare danno all'altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte in sua presenza o con la sua partecipazione, è punito con la reclusione fino a quattro anni. La punibilità è esclusa se la diffusione delle riprese o delle registrazioni deriva in via diretta ed immediata dalla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l'esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

 

a.s.

Condominio: installare una telecamera sul pianerottolo non è reato

di Marina Crisafi - Non è reato installare una telecamera sul pianerottolo dell'edificio condominiale. Questo perché scale e pianerottoli in comune sono destinati ad essere utilizzati da più persone. Così ha stabilito la Cassazione (sentenza n. 34151/2017 sotto allegata), rigettando il ricorso di un condomino (parte civile nel processo) che lamentava l'installazione di una telecamera, da parte del vicino, sul muro del pianerottolo condominiale.

La vicenda

Il tribunale in primo grado condannava l'uomo per il reato di interferenze illecite nella vita privata ex art. 615-bis c.p. per aver installato una telecamera sul muro del pianerottolo condominiale, vicino alla porta d'ingresso della propria abitazione, con cui inquadrava la porzione di pianerottolo prospiciente la porta della casa stessa, nonché "la rampa delle scale condominiali e una larga parte del pianerottolo condominiale", in tal modo videoregistrando chiunque entrasse nel raggio d'azione della telecamera.

In appello, la Corte assolveva l'uomo per insussistenza del fatto. Ad avviso del giudice di secondo grado, infatti, il pianerottolo condominiale non rientra nella nozione di privata dimora, di cui all'art. 614 c.p. (richiamato dall'art. 615-bis c.p.), e la telecamera "incriminata" aveva un raggio di ripresa che interessava soltanto l'uscio di casa dell'imputato e una porzione di pianerottolo, tant'è che neppure la rampa delle scale che portava al piano superiore era completamente ripresa.

Il vicino, costituitosi parte civile, non ci stava e adiva il Palazzaccio, lamentando l'"errore logico" in cui sarebbe incorsa la Corte d'Appello, allorché aveva concluso che la telecamera non fosse in grado di riprendere la porta d'ingresso della sua abitazione, giacché i fotogrammi erano stati estrapolati a campione dalla polizia giudiziaria, mentre la telecamera era in grado di ruotare e riprendere così angoli differenti del pianerottolo. Lamentava inoltre che la Corte avesse mal interpretato l'art. 615-bis c.p., "in quanto il pianerottolo condominiale costituisce 'appartenenza' di un luogo di 'privata dimora' ai sensi dell'art. 614 c.p.".
Cassazione: la telecamera sul pianerottolo non è reato

Ma per la quinta sezione penale della Corte suprema, il giudice d'appello ha ragione e il ricorso va rigettato.

Non regge infatti la tesi secondo cui la corte sarebbe caduta in "travisamento del materiale di prova": lamentela solo assertiva e non supportata da altri elementi probatori, in grado di sovvertire il giudizio del giudice di merito.

Inoltre, ricordano da piazza Cavour, "l'art. 615-bis è funzionale alla tutela della sfera privata della persona che trova estrinsecazione nei luoghi indicati nell'art. 614 c.p.; vale a dire, nell'abitazione e nei luoghi di privata dimora, oltre che nelle 'appartenenze' di essi". Si tratta, dunque, "di nozioni che individuano una particolare relazione del soggetto con l'ambiente ove egli svolge la sua vita privata, in modo da sottrarla ad ingerenze esterne indipendentemente dalla sua presenza". Le scale di un condominio e i pianerottoli delle scale condominiali, invece, "non assolvono alla funzione di consentire l'esplicazione della vita privata al riparo da sguardi indiscreti, perché sono, in realtà, destinati all'uso di un numero indeterminato di soggetti e di conseguenza la tutela penalistica di cui all'art. 615-bis c.p. non si estende alle immagini eventualmente ivi riprese".

Da qui il rigetto del ricorso e la condanna alle spese di giudizio.

Cassazione, sentenza n. 34151/2017

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