Segala Investigazioni - Casi speciali
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NUOVA COLLABORAZIONE: INCOLUMITAS.

A seguito degli eventi tragici che hanno coinvolto gli studenti, durante le gite scolastiche, abbiamo pensato fosse necessario intervenire in aiuto al Personale Docente sempre ed unico responsabile. Con la costituzione di INCOLUMITAS si è voluto intervenire per sopperire a carenze gestionali e di controllo, riferite proprio all'incolumità degli studenti, offrendo un aiuto professionale e tempestivo.

www.incolumitas.it

 

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A.S.

L'importanza di difendersi: le prove, l'investigatore

Può dire addio al mantenimento la moglie che tenta di giustificare la sua infedeltà attribuendola alla malattia del marito, se non prova che il matrimonio era già in crisi per questo. Lo ha stabilito la nona sezione civile del tribunale di Milano, con la recente sentenza n. 4750/2015, decretando la separazione tra due coniugi e revocando l'assegno di mantenimento stabilito nell'udienza presidenziale nei confronti dell'ex moglie fedifraga.

Nella vicenda, la donna sosteneva che l'anoressia di cui soffriva il marito l'aveva fatto diventare freddo nei confronti suoi e delle figlie minori, portandola così a tradire.

Ma la tesi non regge.

Per il tribunale, infatti, servono le prove per dimostrare che il matrimonio era in crisi. La violazione dell'obbligo di fedeltà coniugale, ha ricordato il giudice milanese, determina di regola "l'intollerabilità della convivenza e rappresenta pertanto circostanza sufficiente a determinare la pronuncia di addebito della separazione a carico del coniuge responsabile, sempreché non si constati la preesistenza di una crisi coniugale conclamata già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale".

E quanto emerge dalle carte processuali dimostra l'esatto contrario di quanto asserito dalla donna.

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Decisivi, invero, a dimostrazione del tradimento e dell'avvio di una relazione con un altro uomo, sia l'intervento dell'investigatore privato ingaggiato dal marito per evitare l'addebito, sia le dichiarazioni dei diversi testi escussi.

Ma non solo. I due avevano anche seguito un percorso terapeutico per risolvere i problemi e acquistato una casa nuova e più grande, denotando così di voler recuperare il proprio rapporto di coppia.

Nessuna prova invece a sostegno di quanto sostenuto dalla donna in merito all'origine della crisi matrimoniale a causa dell'anoressia del marito, dalle cui dichiarazioni emergeva invece che lo stesso era completamente guarito dalla patologia.

Da qui, consequenziale il no al mantenimento a favore della donna (ma solo alle minori), senza, tuttavia, alcuna restituzione al marito delle somme già versate, in virtù della decisione del giudice nell'udienza presidenziale.

 

Autrice: Marina Crisafi

Fonte: cataldi web

Una vicenda sfortunata, ma evitabile

Se la moglie ha idonea capacità lavorativa, anche se durante il matrimonio era casalinga, può ben andare a lavorare e non ha diritto all'assegno da parte dell'ex marito. Lo ha stabilito la Cassazione, con la recente sentenza n. 11870/2015 (qui sotto allegata) che rappresenta una importante conferma dell'ormai direzione intrapresa dalla giurisprudenza verso un rigore maggiore nel riconoscimento del diritto all'assegno di mantenimento.

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Nel caso di specie, la moglie aveva sempre fatto la casalinga e la famiglia viveva con il solo reddito di lavoro dipendente proveniente dal marito, per cui la donna, in sede divorzile, sosteneva di "non essere in grado, in quanto impossidente e priva di lavoro", di mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, denunciando invece che il marito, che nel frattempo era andato a vivere con una nuova compagna, dalla quale aveva avuto pure una figlia, era un "disoccupato" solo apparente. Avrebbe cioè simulato il suo collocamento a riposo, continuando in realtà a lavorare presso terzi e percependo anche l'indennità di disoccupazione, godendo dunque di una situazione economica certamente superiore alla sua e mantenendosi anche un'auto.
Ma i giudici di merito, in entrambi i gradi di giudizio, le danno torto. E la donna si rivolge allora alla Cassazione. Cadendo però dalla padella nella brace.


Per gli Ermellini, infatti, il ragionamento seguito dai giudici di merito è ineccepibile.

La donna non ha fornito alcuna prova circa il tenore di vita mantenuto durante il matrimonio né ha dimostrato adeguatamente, aldilà di mere asserzioni, la convivenza del marito con la nuova compagna, essendo invece provati sia il deterioramento della condizione economica dell'uomo, aggravata dalla nascita di una figlia, sia il suo stato di disoccupazione, derivante dalla perdita del lavoro a causa di una contestazione disciplinare.

 

Autrice: Marina Crisaf

I Giovani e l'alcool: intervista al Corriere di Verona

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Un caso non più così isolato, come la cronaca oramai ci ha abituati: giovani, anzi giovanissimi che affrontano le serate con amici cercano lo sballo sempre più disorientante, a costo di rimetterci in salute.

Complici i baristi e locali notturni che, spesso privi di apposite licenze o senza i dovuti controlli, somministrano senza problemi alcolici anche a minorenni, oppure non intervengono rifiutandosi di servirne a chi è già in evidente stato di avvelenamente da alcool.

I genitori spesso assistono impotenti, senza la possibilità di poter fare o dire nulla: nei casi più drastici, per difendersi e difendere (in questo caso il proprio figlio o figlia dai rischi dell'alcool) si chiede l'aiuto di un professionista, un autentico "angelo custode" che veglia raccogliendo dati della serata mondana dei nostri figli. In particolare, a tutele delle ragazze (sempre più numerosi i casi di stupro -indotto da droghe o alcool, speso incosapevolmente assunti- e di violenze in generale).

Una situazione che sempre peggio rischia di degenerare, se i genitori non vegliano sui loro figli. L'articolo in allegato illustra con ferma chiarezza il problema, portando un caso concreto legato all'intervista di una professionista del campo.

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