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CONTROLLO INFORMATICO DEI DIPENDENTI

Una breve guida per comprendere quando il controllo informatico sui dipendenti da parte dei datori di lavoro è lecito o meno.
Francesca Vinciarelli - 13 settembre 2016


=> Controlli leciti sul dipendente
Di fatto, numerose ordinanze hanno ritenuto legittimo il licenziamento basato su un uso improprio dei social network, come postare fotografie scattate durante l’orario di lavoro accompagnate da commenti offensivi nei confronti dell’azienda. Il concetto alla base della decisione dei giudici è che, nel momento in cui si decide di pubblicare determinate informazioni e foto sul proprio profilo, si accetta automaticamente il rischio che queste possano essere viste da soggetti terzi e quindi utilizzate in tribunale. In nessun caso, però, possono giustificare un licenziamento le informazioni, reperite o meno su Internet, riguardanti dati sensibili come l’orientamento o la vita sessuale di un dipendente (cit. Corte di Cassazione – sentenza n. 21107/2014), a pena la nullità del licenziamento per motivi discriminatori. Stesso discorso per il licenziamento basato sulla intercettazione di conversazioni sulle chat, tipo Skype.
=> Niente controllo dipendenti su Skype
Geolocalizzazione
Il Garante Privacy ha poi chiarito che i datori di lavoro possono utilizzare gli strumenti GPS con lo scopo di localizzare i dipendenti in Mobile Working e sono dotati di telefono aziendale, purché adottino opportuni accorgimenti volti a non invadere la sfera privata del lavoratore e rispettino stringenti misure di sicurezza.
=> Sì al controllo GPS sul telefono aziendale
L’obiettivo è di consentire non tanto il controllo dei movimenti dei dipendenti quanto di garantire il coordinamento e la tempestività degli interventi tecnici in caso di necessità. I datori di lavoro devono poter accedere alle funzioni di geolocalizzazione dello smartphone, ma senza accedere ad altri dati come traffico telefonico, SMS, posta elettronica o traffico voce. Il lavoratore deve essere al corrente della possibilità di essere localizzato dal proprio datore di lavoro, per mezzo di una app che deve essere ben visibile sullo schermo dello smartphone.
Corrispondenza
La corrispondenza elettronica del dipendente, infine, sia essa sotto forma di email o di chat, è sempre coperta dall’obbligo di segretezza.
=> Email aziendali: i poteri di controllo del datore di lavoro
Controllo a distanza
Tutto ciò che riguarda il controllo a distanza, tramite strumenti di videosorveglianza quali telecamere ma anche tramite dispositivi informatici quali pc, smartphone e tablet, è stato riformato dal Jobs Act, allentando i nodi ma mantenendo saldi i vincoli di privacy.
=> Controllo dipendenti: le nuove regole
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Newsletter 3.2015 - 3 motivi per cui intercettare occultamente una conversazione in auto non è reato

Una non recentissima sentenza della Corte di Cassazione (Cass. pen. Sez. V, (ud. 30-01-2008) 18-03-2008, n. 12042) affronta il problema legato alle microspie atte ad intercettare le comunicazioni tra presenti sull’autovettura.
La sentenza in oggetto riguarda 22 imputati appartenenti a varie agenzie di investigazioni i quali erano stati chiamati in giudizio per i reati di cui agli artt. 623 bis, art. 617 bis e art. 617 c.p., per l'installazione di apparati di intercettazione ambientale di conversazioni tra presenti poste su autovetture private.
La sentenza afferma che l’istallazione di dette apparecchiature e quindi la captazione delle comunicazioni avvenute all’interno di autovetture che si trovano sulla pubblica via, non comporta alcun reato, ergo, detta attività e lecita e gli imputati sono stati, pertanto, assolti per i seguenti tre motivi.
1. La Cassazione sostiene che “Agli "strumenti di comunicazione" si rapportano il titolo dell'art. 617 c.p. "Cognizione, interruzione o impedimento illecito di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche" e la frase recata dall'art. 617 bis c.p. "al fine di intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche". La lettera del titolo e della frase non autorizza affatto a ritenere le due norme incriminatrici siano estensibili alla captazione di comunicazioni di conversazioni tra presenti. Tradotto, la norma incriminatrice non prevede la captazione di comunicazioni tra presenti, ovvero le conversazioni tra essi avvenute senza l’ausilio di apparati telegrafici o telefonici.
La Cassazione prosegue affermando che “L'art. 617 c.p. e segg., introdotti con L. n. 98 del 1974, tutelano solo e proprio la riservatezza delle comunicazioni o conversazioni tra persone effettuate con mezzi tecnici determinati, all'epoca il telegrafo o il telefono. L'art. 617 quater c.p., art. 617 quinquies c.p., art. 617 sexies c.p. aggiunti dalla L. n. 547 del 1993 riguardano invece le comunicazioni informatiche o telematiche, cioè strumenti nuovi. Infine l'art. 623 bis c.p., estende le disposizioni a "qualunque altra comunicazione a distanza di suoni immagini o altri dati". In sintesi, la riservatezza tutelata dalle norme degli artt. 617 e 623 c.p., è quella assicurata proprio e solo da uno strumento adottato per comunicare a distanza. Pertanto ed in prima battuta, la Suprema Corte afferma che le norme sopra citate non incriminano il comportamento di cui occultamente intercetta una comunicazione tra presenti avvenuta sull’autovettura posta sulla pubblica via, ma solo le comunicazioni avvenute per il tramite di uno strumento elettronico (telefono, telegrafo o altro strumento atto a comunicare a distanza).
2. In aggiunta, sempre il Supremo Consesso stabilisce che “Invece la riservatezza di "notizie" ed "immagini" che si rapporta all'"ambiente" è tutelata nell'art. 615 bis c.p., introdotto dalla citata L. n. 98 del 1974, art. 1, con il titolo "interferenze illecite nella vita privata". La disposizione di questo articolo fa riferimento ai soli luoghi indicati nell'art. 614 c.p., e cioè l'abitazione o la privata dimora. E l'autovettura che si trovi in una pubblica via non è ritenuta, da sempre nel diritto vivente, luogo di privata dimora. Quindi, ancora una volta la Corte riafferma che l’autovettura posta sulla pubblica via non è un luogo di privata dimora e quindi il reato di cui all’art. 615 bis non è applicabile al caso di specie.
3. In ultimo e per concludere afferma incontrovertibilmente che “Nessuna norma incriminatrice dunque tutela la riservatezza delle persone che si trovino in autovettura privata sulla pubblica via”. Autorizzando così implicitamente l’istallazione di dette apparecchiature sulle autovetture poste sulla pubblica via da parte di tutti gli investigatori privati che per motivi di indagine riterranno di dover utilizzare tali strumenti.
Sul sito potrai trovare liberamente la sentenza per esteso (leggi la sentenza in versione integrale)
Un cordiale saluto


Avv. Roberto Gobbi

 

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